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artarie ... tempi francesi
Soul Kitchen
post pubblicato in Diario, il 29 marzo 2010



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Immensa
post pubblicato in Diario, il 4 marzo 2010

voglia 
di 
cambiare



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Vuoti d'autore
post pubblicato in Diario, il 20 febbraio 2010


Ed alzai le mani, in un istintivo gesto d'angoscia, come ad esprimere il senso di vuoto che mi desolava l'anima. Ma le mie parole non dicevano nulla di vero. E sentivo che quel vuoto non veniva dalla fine improvvisa che aveva cancellato lei, bionda, e ch'era invece un vuoto più antico, a cui sarei giunto in ogni modo appena mi fossi trovato fuori dalla casa delle mie notti di febbre e di desiderio.Era il vuoto di ogni volta che avevo lasciato lei per tornare al mio vecchio mondo di ragazzo e che ogni volta avvo creduto di riempire correndo di nuovo da lei: il vuoto dell'amicizia perduta, e del bene che non avevo detto.

Elio Vittorini


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**Salut**
post pubblicato in Diario, il 17 febbraio 2010

Buon compleanno ovunque tu sia, in cielo, in terra o in qualche mare. Magari hai quasi 13 anni ora, oppure sei più vecchio per qualche mistero che mi sfugge. 

Ad ogni modo non ti trattengo, si dice così per non ancorare chi sta altrove e per non limitarne il viaggio. Se davvero il mio pensiero può bloccarti, non ascoltarlo. Ma se non ti fa niente, perché sei libero per sempre, indica una via o un sentiero da percorrere. Sarebbe più facile.

Eravamo destinati?






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Non posso salvarti
post pubblicato in Diario, il 10 febbraio 2010

E tu? Tu mi avresti salvata?



Non posso salvarti e tu mi uccidi, mi cancelli e mi maledici nei secoli.

Senza domandare al marabout, rispondi.
No, tu 
tu non mi avresti mai salvata.




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E adesso ti lascio
post pubblicato in Diario, il 6 febbraio 2010

E adesso ti lascio e vorrei mettere la data
ma non ricordo che giorno sia
non mi ricordo più il tempo - sapessi -
non riesco
più a vedermelo alle spalle il tempo
... perdona questa inerzia,
l'importante è che io ti abbia amato,
vero? O almeno ti abbia voluto bene,
spero, una volta: rispondimi al riguardo,
rassicurami.

Alberto Bevilacqua





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Tu sais...
post pubblicato in Diario, il 6 febbraio 2010

Tu sais, poi arriva il momento di fare i conti. Ma sono entro te e te. Gli altri non possono farci niente. Ma se gli altri sono il tuo specchio, hai bisogno di guardartici dentro e di parlare loro, sperando che un giorno possano darti risposte, o che ti pongano domande perché tu possa rispondere. 

Tu vois, si fanno sempre i conti sbagliati, perché è tutto così dannatamente complesso. 

Je sais, è davvero difficile liberarti dal cappotto che una volta qualcuno ti ha messo. E' venuta l'estate e tu sei rimasto incappucciato, per una specie di rispetto verso chi te lo aveva infilato la prima volta. E' venuta l'estate, la tua sola possibilità di trovare una "scusa" oggettiva per liberartene. Ma hai continuato a tenerlo, per evitare di scoprirti troppo.

Oui, è arrivata l'estate. Ne torneranno altre diverse e qualcuno cercherà di infilarti altri cappotti l'inverno che viene. E allora? Quando impari a vestirti da solo? E' ora di decidere di seguire i tempi e le stagioni di te stesso. E non importa se il tuo inverno è proprio quello che gli altri chiamano inverno, e non importa se in estate anche tu dovrai togliere gli abiti invernali. Non c'è niente di male a fare esattamente come gli altri fanno. Non c'è niente di male. E non è grave. 

Tu vois, torneranno altre estati e altri inverni. E' ora di rinnovare il guardaroba.

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Segreti
post pubblicato in Diario, il 29 gennaio 2010


Io sono fatta d'Aria, e tu di Terra. 






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Perché gli italiani scrivono (e continuano a farlo!) in francese?
post pubblicato in Diario, il 27 gennaio 2010

Alcune risposte le dà questo libro:
De Marco Polo à Savinio, (a cura di François Livi), Presses de l'Université de la Sorbonne, Paris, 2003

 More about De Marco Polo à Savinio

Anche se, a questo punto, bisognerebbe chiedersi perché ancora oggi ci sono tanti italiani che scrivono in francese. Mi viene in mente soprattutto Fake di Giulio Minghini, che andai ad ascoltare a una presentazione, e mi colpì molto, perché il suo approccio alla llingua francese è stato in due fasi: un rifiuto della lingua e della cultura italiana, di tutto ciò che significava per lui il suo passato, una liberazione in un secondo tempo, per essere riuscito a esprimersi.

 More about Fake




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Rêves et buts
post pubblicato in Diario, il 25 gennaio 2010


Chi ha uno scopo sa dove guardare. Mantiene la strada e dimentica il resto. Ho mantenuto uno scopo per un certo tempo, per diversi anni, finché a forza di guardare nella stessa direzione, mi si sono storti gli occhi. 

Dunque ora non ho uno scopo nella vita, se non quello di viverla, se può definirsi uno scopo. Avrei dei sogni, certo, ma la lezione dell'esperienza insegna che se non si associano i sogni agli scopi, il sogno rimane tale, e chi sogna rimane nella polvere come l'uomo che guarda passare i treni. Sto perdendo dei treni perché non so quale scegliere. Altri non sono passati per la mia stazione, e lo avrei voluto, ma mi consola il fatto che non sia dipeso da me. Questione di tempistica. Un po' di confusione in testa ne viene per quei treni che avrei facilmente preso con uno sforzo in più. Cosa da poco, serviva solo crederci. Mi sono fermata al primo gradino.

Per una strana ragione, tendo a montare sui treni più strambi, quelli senza aria condizionata e di ultimissima classe. Quelli che vanno in città passando per la campagna. Ci impiegano una vita, hanno i finestrini rotti o che non si chiudono bene. Le tendine le ha rubate qualcuno, così sole vento e colori del grano ed erba entrano nel mio vagone naïf.

In queste scelte il prezzo da pagare è alto, veramente molto alto: si perde tempo e non si sa dove si arriva. Per essere felici, forse bisognerebbe semplicemente riquadrare la vita, incasellarla in categorie ordinate, vivere di un pensiero ordinato e puntuale. Ma continuo ad afferrare farfalle così come capitano. Sicuramente ho un mondo colorato, ma poco pratico. E' vero, però, c'è un vantaggio: si vive di intuizioni spesso fruttuose, ma che non sono incanalate e, come l'acqua potabile che s'infiltra nelle falde, si perdono.

 


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:)
post pubblicato in Diario, il 22 gennaio 2010

 




* * * 3 3 * * *




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Il mio cuore mi fa male come un corpo estraneo
post pubblicato in Diario, il 19 gennaio 2010


"Ho sempre sognato molto. Sono stanco di aver sognato, ma non sono stanco di sognare.
Nessuno si stanca di sognare, perché sognare è dimenticare, e il dimenticare non pesa, ed è un sogno senza sogni fatto in stato di veglia. In sogno ho raggiunto tutti gli scopi."

(Ferdinando Pessoa, L'inquietudine di Bernardo Soares 27.6.30)


Una volta indossata, l'inquitudine è uno stato dal quale non ci si può più separare. E' la pelle che ha sostuito l'epidermide che un po' ci difendeva dai brividi e dalle variazioni del tempo. La pelle dell'inquietudine diventa uno stato, e anche quando non c'è pericolo, quella pelle ci fa sentire ogni minimo sbalzo, ogni minimo cambiamento. Si soffre per niente. Si ha paura per niente. E si sogna, si sogna, si sogna, di aver vinto cento volte i Galli e di aver sconfitto mille volte i Romani. Si sogna anche di meno, si sogna che nessuno spiffero soffi vicino al nostro cuore, per non pungerlo troppo.


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così dev'essere, sennò non voglio niente
post pubblicato in Diario, il 16 gennaio 2010




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Amore salvaci tu
post pubblicato in Diario, il 16 gennaio 2010


A noi che prendiamo i sentimenti e ne facciamo personaggi di una grande commedia.
A noi che chiamiamo amore due ciabatte a cui ci siamo affezionati troppo per vederle andar via con il proprietario.
A noi che lasciamo qualcuno dicendogli alla fine "ti amo tanto" o peggio "tu meriti altro".
A noi che poi soffriamo per aver lasciato la persona a cui avevamo detto "ti amo", pur essendo coscienti di non averla amata affatto, ma era troppo dolce proferire quella frase per rinunciare.
A noi che gridiamo a chi ci ha lasciati quanto l'abbiamo amato, solo per farlo sentire un po' in colpa, e siamo coscienti che non era amore nemmeno da parte nostra, ma era troppo bello rinunciare anche a quest'illusione. 
A noi che ci riscaldiamo nei corpi estranei, che poi diventano familiari e crediamo, per abitudine, che siano amore.
A noi che non crediamo all'amore quando lo troviamo davanti, perché è troppo bello per essere vero, e allora gli diamo un calcio in culo, come si fa con i sogni irraggiungibili.
A noi che continuiamo con questi esperimenti sentimentali, con questi incontri inutili, giuramenti fasulli, e con gli errori pericolosi per imparare, forse e magari, come ama davvero un uomo.
A noi che inciampiamo in ripetute commedie, nelle quali il tempo si dilata, si perde, si annulla, non vale niente, solo per dimostrare di nuovo (e sempre e solo a noi stessi) che ci siamo sbagliati ancora (ancora!).
A noi, poveri, miseri, attorucoli da quattro monetine, gente che sparge e svende seme e sentimenti alla rinfusa, confondendo ancora di più il mondo, tocca l'unica sola, possibile, vera, disperata preghiera: Amore, vieni e salvaci.


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Putain de Rêve
post pubblicato in Diario, il 14 gennaio 2010

 

Sabato scorso sono andata a vedere Putain de Rêve. Lo appunto per il momento. Mi ha colpita molto, non so se mi sia piaciuto, ma se voleva scuotermi, c'è riuscito! :-)




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Pandora... come la Lucania
post pubblicato in Diario, il 14 gennaio 2010

...eh sì, mi piace pensare che la mia Terra sia come la Pandora di Avatar, visto a Paris il 22 dicembre. Come Pandora, la Lucania ha ricchezze infinite nel sottosuolo e, come a Pandora, gli abitanti sono pochissimi contro gli attacchi ripetuti dei mostri venuti dal cielo che vogliono solo far pillage delle nostre risorse.

La nota negativa che ci ridesta, tuttavia, da una simile comparazione è che i Pandoriani hanno dei capi coraggiosi che rischiano la vita per la propria Terra, mentre i politici lucani, hélas, sono dei veri e propri rammoliti al confronto, al servizio di potenti, visto quello che stanno combinando con le nostre vite.

Il film, però, è bellissimo. Gli effetti scenografici sono mozzafiato e, pur non indossando gli occhialini 3D, l'emozione che si prova nei voli dei personaggi dalle rupi magnifiche e verdeggianti, i colori della foresta e del Grande Albero, la positività e la speranza di un ritorno a sentire i legami con la Natura come un recupero delle origini profonde di se stessi (geniale la trovata dei legamenti che tutti i Pandoriani hanno e che permette loro di 'sentire' gli alberi gli animali entrando in contatto con i loro), tutto è spettacolare e toccante. E' una bella fiaba contemporanea come, credo, non se ne vedevano da tempo.

 




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scivolare
post pubblicato in Diario, il 28 dicembre 2009

Scivolare nella vita con leggerezza e bellezza.

Per ottenere bellezza e leggerezza si deve passare per un grande sforzo.

Ho visto alcuni passarmi accanto quasi volassero.
Belli, perfetti, immensi, hanno rotto il limite: hanno superato se stessi.

Mi limito a guardare incantata, nell'incapacità di rompere i miei argini.
Sono il più grande ostacolo tra io e me.


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...come sopravvivere a Parigi
post pubblicato in Diario, il 10 dicembre 2009


Come sopravvivere a Parigi? E' una domanda che a un certo punto ci si pone, perché Parigi è tosta, ma proprio tosta, da vivere.

Sarà che sono ancora un po' molliccia e poco scafata, ma trovo tante difficoltà:

- nella lingua che non riesco a imparare bene;

- nel mio lavoro, che è sempre in solitudine (e che mi impedisce di sentire parlare e parlare io stessa in francese, per cui rivai al punto di sopra);

- nella la casa che è un terno a lotto: i proprietari mi hanno detto che me ne devo andare. Fosse stato per loro avrei dovuto lasciare tutto appena me lo hanno chiesto con una lettera raccomandata. Ma per fortuna la legge glielo impedisce, visto che il mio contratto scade a giugno;

- ancora nella casa da cercare di nuovo: le garanzie parentali e tutte le stronzate che i proprietari chiedono (non basta la striscia paga per dimostrare che pagherai);

- difficoltà nei rapporti sociali: c'è tanta gente, sì è vero, ma il problema è riuscire a entrare in "contatto"... ma se non sai bene la lingua ritorni al punto numero uno

- nella sanità: non ho ancora un tesserino ufficiale per curarmi (e sono in Francia da fine gennaio!), sicché devo pagarmi tutte le medicine (e non sono mai stata così ammalata negli ultimi 30 anni come in questo anno!!!); all'Assurance Maladie (la Mutua francese) hanno perso per tre (dico TRE volte!!!) il mio dossier che avrebbe permesso di assegnarmi un numero di immatricolazione per ottenere la mia carta sanitaria. Alla fine ho parlato con un responsabile che mi ha dato un numero provvisorio che, però, non tutte le farmacie accettano e nemmeno tutti i medici. Quindi continuo a pagarmi medicine e medici curanti.

ancora nella sanità: trovare il medico curante è un'impresa. La dottoressa che ho "scelto" (si fa per dire, perché ero obbligata), e che cambierò a breve,  dice che devo andare per una malattia alla volta. Un giorno sono andata per il colpo della strega e l'otite. Ha visto la schiena e mi ha prescritto dei raggi, per l'otite mi ha detto "ripassi domani"!!! Sono ritornata una settimana dopo con i raggi e con quattro vertebre schiacciate e doloranti, ha visto i raggi e le ho detto che avevo bisogno anche di qualcosa per l'orecchio. Quando mi ha detto di ripassare mi sono incazzata non so più bene in che lingua. Così mi ha visto l'orecchio e mi ha prescritto le medicine!!! 
    Ora vi chiederete perché non ci torno tutti i giorni? Be'... qui il medico curante costa minimo 22 euro alla volta... 

    In tutto questo ho cercato aiuto, verso maggio, al Consolato. Ma che cos'è il Consolato italiano a Parigi? Beh, siete mai stati all'INPS di Potenza? Se non siete di Potenza, sarete di certo andati in un ufficio pubblico in Italia, dove il portiere vi apre sbruffando perché si deve alzare e la sua panzona gli pesa troppo, dove l'impiegata - sebbene abbiate preso appuntamento per le 9.00 - vi dice che ci sono 60 persone prima di voi e voi vi chiedete come abbia potuto quest'imbecille dare appuntamento alle 9.00 a sessanta persone, dove è necessario litigare con una coppia bergamasca perché il loro appuntamento è alle 9.15 e voi spiegate che il vostro è alle 9.00, quindi avete il diritto di passare, e i due dicono che sono arrivati prima (sì, chi arriva prima si prende la poltrona). Se siete stati in un ufficio così, il consolato a Parigi è lo stesso, e per non farvi mancare l'aria di casa, qualcuno vi risponde in napoletano. 

    Dopo aver chiesto al Consolato italiano e ad alcuni italiani non molto disponibili (non so perché alcuni italiani diano il peggio di sé all'estero, solo alcuni per fortuna, ma fanno male lo stesso), mi son dovuta arrangiare un po' da sola e un po' su internet e sbattere la testa fino a capire (non troppo, non credete eh!).

    Raccontato così pare il diario di una sfigata! Ma vi assicuro che è tosta e non lo è solo per me, ma lo è stato anche per chi, prima di me, è venuto qui.

    Un giorno, infatti, ho trovato questo sito Italiani Pocket ... come sopravvivere a Parigi e qualche giorno dopo ho conosciuto, per puro caso!!!, anche la curatrice del sito Elena.

    Su Italiani Pocket trovate tutte le risposte alle domande di cui sopra proposte da chi è riuscito a trovare una soluzione per tutte le difficoltà (e sono tante!) che incontrava e che incontra, sia nell'amministrazione, sia nella vita sociale. 
    
    Italiani Pocket è anzitutto un blog, perché Elena aggiorna quasi tutti i giorni il suo diario aggiungendo curiosità del giorno, soluzioni per il lavoro, gli angoli più belli di Parigi, ecc. (l'ultimo post lo trovate qui, sulle illuminazioni di Parigi), ed è visionabile anche come un sito tematico a questo link che vi permette di andare subito alle informazioni che cercate (Amministrazione, Cultura, Trasporti, Turismo, Uscire, Usi e Costumi, Varie).

    La solarità, l'ironia e l'allegria  con cui i post sono scritti sono indice della chiarezza di chi, dopo esserci passato, vi spiega le cose e vi porta per la manina. Attraverso l'esperienza di Elena, ci si sente un po' meno soli e meno sperduti nelle maglie di questa grande città, che è meravigliosa ma ha anche tante insidie. 
    Così per esempio, vi potrà capitare di scoprire che non siete gli unici sfigati ad aver trovato un medico stronzo (leggete il post di Elena), e che non siete affatto sfigati in generale!, ma che la Città è così e con i suoi circa 12 milioni di abitanti è davvero difficile da gestire per una formichina venuta dalla tranquilla, soleggiata, familiare provincia italiana.

    Se venite a Parigi, passate prima per Italiani Pocket
    Se volete sognare Parigi, passate prima per Italiani Italiani Pocket!


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Citazioni II
post pubblicato in Diario, il 26 novembre 2009


Non mi interessa che cosa fai per guadagnarti da vivere

voglio sapere che cosa ti fa soffrire e se osi sognare

di incontrare il desiderio del tuo cuore.

Non mi interessa quanti anni hai

voglio sapere se rischierai di sembrare ridicolo per amore,

per i tuoi sogni, per l'avventura di essere vivo.

Non mi interessa quali pianeti sono in quadratura con la tua luna

voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dispiacere, se sei

stato aperto dai tradimenti della vita o ti sei

inaridito e chiuso per la paura di soffrire ancora.

Voglio sapere se puoi sopportare il dolore, mio o tuo,

senza muoverti per nasconderlo, sfumarlo o risolverlo.

Voglio sapere se puoi vivere con la gioia, mia o tua;

se puoi danzare con la natura e lasciare che l'estasi ti pervada dalla

testa ai piedi senza chiedere di essere attenti, di essere realistici

o di ricordare i limiti di essere umani.

Non mi interessa se la storia che racconti è vera

voglio sapere se riusciresti a deludere qualcuno per

mantenere fede a te stesso; se riesci a sopportare l'accusa

di tradimento senza tradire la tua anima.

Voglio sapere se puoi esser fedele e quindi degno di fiducia.

Voglio sapere se riesci a vedere la bellezza anche quando

non è sempre bella, e se puoi ricavare vita dalla sua presenza.

Voglio sapere se riesci a vivere con il fallimento, mio e tuo

e comunque rimanere in riva a un lago e gridare

alla luna piena d'argento: "SI".

Non mi interessa sapere dove vivi o quanti soldi hai

voglio sapere se riesci ad alzarti dopo una notte di dolore

e di disperazione, sfinito e profondamente ferito e fare

ugualmente quello che devi per i tuoi figli.

Non mi interessa chi sei e come sei arrivato qui

voglio sapere se rimani al centro del fuoco con me

senza ritirarti.

Non mi interessa dove o che cosa o con chi hai studiato

voglio sapere chi ti sostiene dall'interno,

quando tutto il resto ti abbandona.

Voglio sapere se riesci a stare da solo con te stesso

e se apprezzi veramente la compagnia che ti sai tenere

nei momenti di vuoto.


Oriah Mountain Dreamer
anziano di una tribù pellerossa




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Citazioni
post pubblicato in Diario, il 24 novembre 2009
 
C'est à l'aube qu'ils venaient, je le savais. En somme, j'ai occupé mes nuits à attendre cette aube. Je n'ai jamais aimé e^tre surpris. Quand il m'arrive quelque chose, je préfère e^tre là.

(Albert Camus, L'étranger, ed. Folio, p. 170)



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Straniera
post pubblicato in Diario, il 22 novembre 2009

 
La mia unica finestra dà su una corte bianca e stretta. Ciò mi obbliga a tenere sempre la tenda, perché altrimenti mi sembrerebbe di stare dentro la casa dei vicini. Alcuni vicini hanno le tende nere e devo dire che mi fanno un po' impressione. Le mie sono bianche, così come bianchi sono i muri e il legno della finestra.

Stamattina, al risveglio, ho avuto una strana sensazione: una striscia di finestra, sfuggita alla tenda, lasciava entrare la luce bianca che - con il chiarore mattutino - mi ha spostata in un mattino d'inverno, con la neve, in Italia, in Lucania. Un attimo di disorientamento e mi sono ricordata delle nevicate lucane e dei giorni passati dietro i vetri a vedere come fioccava. Solo un lampo di luce,  ma caldo e intenso come i quei giorni, in cui amavo leggere Dostoevskij.

"J'ai été assaili des souvenirs d'une vie qui ne m'appartenait plus, mais où j'avais trouvé les plus pauvres et les plus tenaces de mes joies", per il protagonista de L'étranger sono gli odori dell'estate, i quartieri che amava, un certo cielo la sera.

"Tout ce que je faisais d'inutile en ce lieu m'est alors remonté à la gorge" (p. 159).

Tutto ciò era inutile allora, ma oggi ha la sua vitale importanza. Avrei dovuto avere il coraggio di fare più cose inutili: passare il tempo ancora a sfogliare le pagine di un qualsiasi scrittore al ritmo danzante dei fiocchi di neve. Attimi eterni, di una quiete creativa.




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La nostra paura più grande
post pubblicato in Diario, il 20 novembre 2009





La nostra paura più profonda non è quella di essere inadeguati.
La nostra paura più grande è che noi siamo potenti al di là di ogni misura.
E' la nostra luce, non il nostro buio ciò che ci spaventa.

Ci domandiamo: "Chi sono io per essere brillante, magnifico, pieno di talento, favoloso?".
In realtà, chi sei tu per non esserlo? Tu sei un figlio dell'Universo.
Il tuo giocare a sminuirti non serve al mondo.
Non c'è nulla di illuminato nel rimpicciolirsi in modo che gli altri non si sentano insicuri intorno a noi.

Noi siamo fatti per risplendere come fanno i bambini.
Noi siamo fatti per rendere manifesta la gloria dell'universo che è in noi.
Non solo in alcuni di noi, è in ognuno di noi.

E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, noi, inconsciamente,
diamo alle altre persone il permesso di fare la stessa cosa.
Quando ci liberiamo dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.

Nelson Mandela

(grazie Fra)




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capita
post pubblicato in Diario, il 17 novembre 2009


Paris
- Scrivo poco e penso poco. Scrivere mi aiuta a pensare, ma non lo faccio più da tempo. Ho cominciato a fare foto. La fotografia è la scrittura dei pigri. Quando faccio foto devo evitare di appuntare tutti i particolari, devo evitare di costruire frasi, periodi e paragrafi che poi devono mantenere lo stesso tema. La foto, invece, è là, a ricordarmi quello che ho pensato e a facilitare la descrizione.

Divago. Mettere i pensieri di fronte a me per decidere cosa fare della mia vita è difficilissimo. Mi sono abituata a procrastinare troppo. Senza un'intenzione vera, è capitato. Procrastinare, allontanare da sé il tempo della decisione. Ma quando ho disappreso a fare le cose subito? Un tempo ero velocissima.

Due giorni a casa, ieri e oggi. Il mio corpo mi dice ancora che non va, che così proprio non va. Lo ascolto poco, ma almeno mi sono fermata. Non che prima corressi, ben inteso. Ma evidentemente c'è ancora molto da fare.

Cosa merito? E cosa posso desiderare di meritare?




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Risvegli
post pubblicato in Diario, il 19 settembre 2009

 

"Mais non, il n'y a pas seulement l'arbre de la manguie".
Film interi montati su una frase, pellicole gettate vanamente.




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Melanco-nostalgia
post pubblicato in Diario, il 14 settembre 2009


Nostalgia... non sapere che fine ha fatto chi s'è amato, né sapere in quale parte del mondo oggi si trovi, o se è vivo addirittura. Contatti recisi per sempre anche oggi. Pare impossibile con tutta questa ipertecnologia.

Viaggiando, il numero delle persone che si perdono è sempre più alto, pari a quello delle persone che si incontrano. Sì, lo so, fortuna averle incontrate!, ma perderle è amaro.

Ho nostalgia anche di quelli con i quali, già so, ci perderemo.
Come andrà a finire? TI mancherò? Avrai desiderio di sapere di me, qualche volta?
Una punta sola di ricordo sarà capace di farti piangere?

Oggi va così e qualcuno soffia sulla mia ferita, lenendo il bruciore.
Sarebbe stato meglio non incontrarsi per non perdersi?




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je te veux
post pubblicato in Diario, il 21 agosto 2009

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La vita inventerò ancora per un po'...
post pubblicato in Diario, il 25 luglio 2009

 

Non può finire qui,
la VITA inventerò ancora per un po'

http://www.youtube.com/watch?v=kTMHH5WMTUg




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L'esistenza che mi prende da dietro
post pubblicato in Diario, il 9 luglio 2009


Paris - Sto leggendo Sartre, La Nausea. Sto pre finire il libro, diligentemente chiosato, in italiano. Poi attaccherò a leggerlo in francese. Credo che sia un esercizio di lusso imparare il francese da Sartre e da Antoine Roquentin.

Ogni tanto vado sulla Senna a leggerlo. Quando torno dalla biblioteca me ne vado per un'oretta sotto Notre-Dame, finché c'è ancora luce, ossia fino alle 22.30! 

L'Esistenza è una forza che arriva da dietro. Me ne convinco sempre di più. Se riuscissimo a vederla in faccia, forse, cambieremmo direzione.

"L'esistenza mi prende i pensieri da dietro e lentamente li schiude da dietro; mi si prende da distro, mi costringe da dietro a pensare, e quindi ad essere qualcosa, dietro di me, che respiro in leggere bolle di esistenza, è bolla di nebbia di desiderio, è pallido nello specchio come un morto" (p.129)


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Divinazione
post pubblicato in Diario, il 23 giugno 2009

A volte mi giro indietro a cercare i segni. Cerco di tranquillizzarmi facendo parlare, a posteriori, eventi di dieci anni fa o anche più, perché diano una risposta a questo mio presente. Un gioco divinatorio all'inverso.
Prima gettavo i dadi più spesso, mi divertiva leggere le cifre del passato. Indovinavo sempre, o quasi. Oggi ho gettato i dadi, ma i segni non hanno risposto. Riproverò.



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L'hospitalité de la langue
post pubblicato in Diario, il 7 giugno 2009

Paris - Deliziosamente perfidi i Parigini (se lo dicono da soli questa sera in una delle tante manifestazioni che si tengono oggi per le strade della città per "Paris en toutes lettres"), da perderci la testa con alcuni... Però la lingua che parlano è ospitale. Non andrò a sentire quanto sono deliziosamente perfidi, ma andrò a sentire il dibattito sull'ospitalità della lingua. C'è anche un italiano. 

Ho già ascoltato un autore rumeno - metterò il nome appena mi verrà correttamente! - che scrive in francese e mi ha impressionata non poco la scelta di cambiare lingua, di decidere di scrivere in una lingua nuova, di tradurre i propri pensieri da sé. Forse aiuta a prendere le distanze da quella materia così aggrovigliata che è la nostra Sostanza. 

Ci vado, e se avrò tempo appunterò qualcosa.  

Débat avec Guilio Minghini, Pia Petersen et Alvaro Garcia de Zuniga

L’hospitalité, on peut la trouver dans un pays, mais aussi dans une langue, nouvelle, étrangère, que l’on fait sienne, qu’on se donne pour nouveau lieu, nouvel espace à partir duquel écrire.
Ils sont étrangers mais ont décidé d’écrire en français, de changer de langue. Qu’est-ce qui motive un tel choix ? Comment trouver l’hospitalité dans une autre langue ?

Guilio Minghini, né en Italie en 1972, vit aujourd’hui à Paris. Traducteur de Crevel, Mac Orlan et Simenon en italien, il a décidé de rompre fortement avec son pays d’origine et d’écrire Fake, son premier roman directement en français. Il retrace le parcours d’un italien vivant à Paris perdu dans l’infini mortifère des sites de rencontres sur internet comme un livre sur les doubles et sur l’exil : celui «d’un pays, d’une langue, de soi-même ».

Pia Petersen, d’origine norvégienne, dit ne s’être jamais accordée avec l’esprit du Nord. Arrivée à Paris, elle a appris le français en lisant Le Rouge et le Noir et en suivant des cours de philosophie à la Sorbonne. Pour écrire ses romans, elle choisira cette langue avec laquelle « on peut toujours plier un mot dans un sens ou un autre », explique-t-elle dans un entretien.

Álvaro García de Zuñiga, dramaturge, poète et musicien, écrit ses textes en français pour introduire un décalage avec sa langue maternelle, l’espagnol, et ne pas utiliser sa langue environnante, le portugais (il vit à Lisbonne). Il souhaite farouchement utiliser une langue étrangère au sens d’étrange.
Une langue décrassée de ses routines et de ses chemins habituels. Il écrit donc dans un français qui devient langue de laboratoire, accumule les néologismes, use de tournures d’autres langues pour mieux faire résonner le sens.

Derniers titres parus : Guilio Minghini, Fake, Allia, 2009 ;
Pia Petersen, Iouri, Actes Sud, 2009 

CITE EUROPENNES DES RECOLLETS à 19H30

(Salle de la chapelle)

148 rue du Faubourg Saint Martin

75010 Paris

01 53 26 09 05

Accès handicapés

(120 places)


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