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artarie ... tempi francesi
Accade a maggio
post pubblicato in Libri, il 10 maggio 2008


dedicato a chi si fa strumento di legalità senza strumentalizzare
dedicato a mb

E se credete ora / che tutto sia come prima / perché avete votato ancora / la sicurezza, la disciplina, / convinti di allontanare / la paura di cambiare / verremo ancora alle vostre porte / e grideremo ancora più forte / per quanto voi vi crediate assolti / siete per sempre coinvolti, / per quanto voi vi crediate assolti / siete per sempre coinvolti (De André, La canzone del maggio)


Leonardo Carrano, Senza titolo, olio e catrame


Accadde a maggio. 
    
    Pensavo di scrivere ieri, 9 maggio. Perché ieri ricorrevano trentanni dall'uccisione di Peppino Impastato e dall'epilogo del rapimento di Aldo Moro. E alle considerazioni dedicate a loro, avrei aggiunto le impressioni sulla lettura del libro di Marcello Cozzi.
    Ieri, però, sono scivolata sull'olio bruciato e pensavo fosse sangue. Ho temuto per due secondi infiniti di essere caduta su sangue umano ricoperto da segatura, perché ero a Napoli e perché a Napoli c'è la camorra. Ho sentito tutto il dolore possibile, un grumo di odori che si mescolavano al ricordo delle persone conosciute nei libri letti in questi mesi, in questi giorni. Non avrei mai pensato di aver raccolto in me tutte quelle sensazioni, non credevo che quelle pagine avessero avuto su di me un ascendente tale da farmi ragionare per istinto, per pregiudizio, da farmi immaginare l'impossibile. A chi mi aiutava a rialzarmi ho chiesto che cosa ci fosse a terra. Olio. Olio bruciato. Dio benedica l'olio bruciato. 
    Se non fossi caduta sull'olio bruciato avreste letto questo post ieri e non avrei saputo quanto mi è servito cadere. Mi è servito cadere e mi è servito riflettere. Quanto sto per raccontarvi mi aveva gettata nello sconforto e in un profondo disorientamento.  
    Non è tanto svegliarsi all'improvviso. Vorrei che fosse chiaro. I fatti italiani sono presenti nella mia testa perché li sto studiando, perché ci sono libri che aiutano a orientarsi, e così ora è possibile orientarsi anche sui fatti lucani grazie a chi fa il lavoro di informazione. Sono sveglia e ben presente. Prendere coscienza, tuttavia, di quanto avviene attorno a noi è altra cosa. Farsi attraversare dai fatti, penetrarli, capirli, comporli, è ben altra cosa.
    Uno si aspetta di vivere la "propria" vita, non la vita degli altri. Uno si aspetta di fare il proprio percorso, per cui ha faticato da solo sacrificando molto, senza far male a nessuno e senza che nessuno gli faccia del male. Poi capita, però, che la "propria" vita non sia affatto propria, ma sia anche degli altri e che la vita degli altri ci appartenga.
    Prendere coscienza dei problemi altrui riempie e ci rende migliori. Ma prendere coscienza di fatti malavitosi e di logiche occulte, anche se solo attraverso le pagine di un libro, non è facile. Sapere che ci sono persone dalla doppia faccia che sfiorano le nostre giornate, le nostre vite, non è facile da accettare, da credere. Si deve riflettere. C'è d'istinto il rifiuto alla presa di coscienza, solo per salvarsi un po'. Ma inaspettatamente si cade nell'olio e non si può fare a meno di non pensare che per salvarsi, non un po' ma in toto, bisogna guardare in faccia gli eventi e le cadute. Perché salvarsi significa scivolare, sbagliarsi, fremere, rialzarsi. E vedere cosa è successo. E chiedere se non si capisce.
 

Tre date.
Il 9 maggio 1978 - 2008: trentanni dalla morte di Aldo Moro
Il 9 maggio 1978: trentanni dalla morte di Peppino Impastato
Il 6 maggio 2008: La mafia lucana - il libro di don Marcello Cozzi

9 maggio 1978: Aldo Moro
    
    I fatti lontani cominciano a essere più chiari. Oggi, dopo trentanni è possibile parlare di Moro in modo più chiaro, ma ancora sembrano molti i misteri e i documenti non svelati. Forse ne verranno fuori altri. Solo Leonardo Sciascia - membro della Commissione parlamentare sul caso Moro -, a ridosso dell'assassinio di Aldo Moro, ebbe il coraggio di raccogliere subito in un libro (L'affaire Moro - 1978) le ipotesi dell'omicidio. Gli altri hanno aspettato un po' più di tempo.
    Il ragionamento logico proposto da Sciascia è feroce perché delinea in modo chiaro gli eventi che portarono al 9 maggio del 1978. 
    Moro lo "statista", così fu definito mesi prima della morte. Una giornalista alla radio lo ha definito così anche ieri. Ma quella definizione di Moro, che statista non fu, forse ne preparò il rapimento e la fine, secondo una logica perversa che a distanza di trentanni appare ancora paradossale e incomprensibile. Moro fu encomiato come grande statista da coloro che già ne avevano decretato la morte, per prepararne il ricordo, per dare l'immagine di un uomo più grande di quello che era per il nostro Stato, per creare il capro espiatorio giusto per salvare "qualcuno" dai comunisti (?). 
    Il caso Moro è certamente legato alle brigate rosse, ma queste ultime alla fine dovettero perdere le motivazioni del rapimento. Qualcosa non funzionò e dovette subentrare "qualcun altro". Chi? I libri in calce qualche risposta la danno. Ma ammetto che son cose che tutti avevamo già subodorato, perché certe verità si avvertono anche se non si sa come mai, forse perché sono nell'aria e l'istinto riesce a dar ragione alle cose prima della ragione. Mi viene in mente Io so di Pasolini.
    Ancora oggi ci si appella alla coscienza di quei politici che sanno e che sono alla guida del nostro Belpaese. Forse tutto si saprà quando la lontananza non potrà più nuocere  a nessuno. Forse quando nemmeno noi potremo più indignarcene. Toccherà allora a chi verrà dopo di noi decretare una "damnatio memoriae" di tutti coloro che, pur sapendo, hanno taciuto. E magari chi verrà dopo di noi si chiederà come mai, pur così vicini alla verità, siamo stati incapaci di leggerla. 
    Io non so se la logica di Jalta (a cui si fa spesso riferimento nei testi che ho letto), che imponeva che i comunisti non salissero al potere in tutto il mondo e che ha triturato Moro in un sistema che a un certo punto dovette rifiutarsi di appoggiare, sia valida ancora oggi. Non voglio tentare dietrologie che non potrei argomentare perché ignoro troppe cose. Ma certo è che ci sono logiche, ancora confermate nelle ultime elezioni e in molte scelte politiche fatte dai partiti, che potrebbero leggersi molto bene concatenate ai fatti del '45 e de '78. Ma chi azzarderebbe simili intrecci? Invisibilità dell'evidenza
 
    Bibliografia letta in questo periodo:
    Leonardo Sciascia, L'affaire Moro, Milano, Adelphi, 1994 [1 ed. 1978] (letto su consiglio suo... GRAZIE "per"! Poi non mi sono più fermata!)
    Aldo Moro, Lettere dalla prigionia, Torino, Einaudi, 2008
    Sandro Provvisionato, Ferdinando Imposimato, Doveva Morire. Chi ha ucciso Aldo Moro, Chiarelettere, 2008 
    Giuseppe De Lutiis, Il Golpe di via Fani. Protezioni occulte e connivenze internazionali dietro il delitto Moro, Milano, Sperling e Kupfer, 2007
     

9 maggio 1978: Peppino impastato
    
    Non si può dimenticare Peppino Impastato, la sua lotta contro la mafia. Fu ucciso impietosamente. La sua morte è stata oscurata per diverso tempo dalla morte più illustre di Moro avvenuta lo stesso giorno. Forse si troveranno delle relazioni tra i due omicidi. Forse non è un caso che Impastato sia stato ucciso proprio il 9 maggio. Chissà quanti anni dovremo aspettare ancora. Ma intanto il suo messaggio è stato chiaro e forte e aspetta vendetta.
    Ma nessuno mai vendicherà Impastato: non nel modo cruento in cui chi lo uccise si aspetterebbe. Se una vendetta ci sarà, c'è già, è quella di non dimenticarlo. Continuare a parlare di lui e quello che ha fatto a Cinisi per Cinisi, per la Sicilia e per l'Italia.

E venne da noi un adolescente
dagli occhi trasparenti
e dalle labra carnose,
alla nostra giovinezza
consunta nel paese e nei bordelli.
Non disse una sola parola
nè fece gesto alcuno:
questo suo silenzio
e questa sua immobilità
hanno aperto una ferita mortale
nella nostra consunta giovinezza.
Nessuno ci vendicherà:
la nostra pena non ha testimoni

(Dal sito dedicato a
Peppino Impastato


6 maggio 2008: La mafia lucana - Il libro di Marcello Cozzi


Il 6 maggio 2008: Quando la mafia non esiste
    Il sei maggio è stato presentato il libro di Marcello Cozzi, don Marcello Cozzi. Un altro libro shock. Un'altra Gomorra. Non in Campania, in Calabria, in Sicilia o in Puglia, ma in Basilicata, a Potenza. A-p-p-o-t-e-n-z-a.
    Cozzi ha descritto la "Gomorra lucana". Ha parlato della mafia lucana. La vogliamo chiamare con un altro nome, se il termine mafia pare troppo siciliano? Associazioni mafiose. 'Mafioso', l'aggettivo rimane, è entrato nel costume italiano, ha travalicato i confini isolani. Non servono geosinonimie per definire con un significante ciò che nel significato non cambia: malavita.
    La malavita lucana e i clan che si spartiscono il suolo da decenni sono stati scandagliati in questo libro e in modo preciso e chiaro. Tutte le informazioni sono state studiate, approfondite da Cozzi con l'attenzione del ricercatore di professione e le fonti della sua ricerca sono elencate nella bibliografia finale del testo.
    Si narra dei macroeventi, ma anche degli eventi che hanno toccato persone che non rientravano nella logica di un sistema malavitoso, ma che loro malgrado sono state attraversate e distrutte dal tritacarne del malaffare. Gente, brava gente, gente normale, gente che non aspettava di essere ingoiata dai buchi neri è stata improvvisamente ridotta a brandelli, distrutta, fatta sparire. Brave persone che tiravano avanti la propria esistenza, tra figli, amici, scuola, famiglia. Brava gente che vive in Basilicata è stata spazzata via da uomini dalla doppia faccia che può capitare di incontrare anche al supermercato o per le vie del corso.
    In Baslicata. E' qui che trovano significato queste pagine: ricordare a me stesso e a quanti vorranno, ma soprattutto a chi ha la memoria corta, o non vuole ricordare e, infine, a quanti "distratti" effettivamente non sanno che la malavita organizzata, il malaffare e gli affari della mala in questa regionenon costituiscono un semplice allarme per "qualcosa che potrebbe accadere" ma sono già storia da almeno quarant'anni (Cozzi, p. 20).
    Se si è stati distratti e appagati nel "nirvana lucano" (p. 20), dopo questo libro che chiarisce tanti fatti è impossibile continuare a vivere oppiati. Ecco, se prima non si vedeva perché si era distratti, questo libro ci lascia una eredità pesante: decidere se essere distratti (questa volta non più ingenuamente) oppure cominciare a fare attenzione alla vita nostra e a quella degli altri. Tutti sono coinvolti. Ecco, questo libro di Cozzi coinvolge tutti. E nessuno è assolto. Per quanto voi vi crediate assolti / siete per sempre coinvolti.


Bibliografia:
Marcello Cozzi, Quando la mafia non esiste. Malaffare e affari della mala in Basilicata, Torino, Ega, 2008.

Post sul libro di don Cozzi li trovate dagli amici:
Astronik
Nathan2000




permalink | inviato da artarie il 10/5/2008 alle 22:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
L'ora di tutti
post pubblicato in Libri, il 16 dicembre 2007

 
Che uomini questi popolani.
Come farà la storia a non perderne di vista nessuno?
(Maria Corti, L'ora di tutti, 1962)


Gli operai FIAT.
Operai Fiat, 1904-1905

Per non dimenticare. Per non dimenticare.


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Letture in corso...
post pubblicato in Libri, il 6 novembre 2007

     
    Nessuno ha mai commesso un errore più grande di colui che non ha fatto niente perché poteva fare poco (Edmund Burke).
    La citazione è tratta dalla quarta di copertina di Al di là della neve. Storie di Scampia, Napoli, Marotta&Cafiero, 2007, scritto da Rosario Esposito La Rosa.

    Non ho dimenticato la promessa, fatta qui, di commentare il libro di Furedi prima di dimenticarlo! Ma altri libri mi hanno catturata. C'è un filone di libri che indaga sul concetto di Verità in modo pressante. Per fortuna si sta smontando il mito del relativismo della Verità. Ha fallito. La Verità non è negli occhi di chi guarda, né nella bocca di chi la proferisce. Non sempre. 




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Ma che fine hanno fatto...
post pubblicato in Libri, il 9 settembre 2007


Frank Furedi,
Che fine hanno fatto gli intellettuali? I filistei del XXI secolo, Cortina, Milano, 2007
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No, Furedi non dà risposte... ma almeno analizza il problema. Vi aggiornerò.





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Libri che fanno poco rumore...
post pubblicato in Libri, il 12 agosto 2007

    Nel 2004 è uscito Saggio sulla lucidità di José Saramago, un romanzo che ho acquistato nel 2006 e che ora sto leggendo. Questo libro non ha fatto scalpore come avrebbe dovuto. Questo perché ogni governo (di centro, di destra o di sinistra) non stimola la riflessione, ma preferisce farci stonare dagli urlatori. Libri come quello di Stella e Rizzo, come quello di Giordano, o aggressioni verbali come quelle di Grillo servono forse a creare una coscienza? Ci fanno indignare, ma non riflettere. Va bene, parlo per me: mi fanno indignare ma non riflettere. 
    Lo stile di questi libri, del resto, già annuncia la loro finalità: la predilizione per lo stile paratattico (soprattutto in Giordano!) e per la scarsa ipotassi è propria di chi non vuole farvi pensare, ma semplicemente vuole darvi un elenco di cose. Quanto ricorderete di ciò che avete letto? Saprete quanto guadagna il cameriere più povero di Napolitano al Palazzo? Il ricordo di quei 115mila euro (e quando li guadagnerò mai in un anno?! Al momento me ne servono dieci di anni... ma siccome sono precaria...) cosa vi spinge a fare? (sì... la prima risposta sarebbe: diventare cameriere al Quirinale). Scherzi in parentesi a parte... cosa ricorderete? E soprattutto, cosa farete dopo che li avrete letti? O forse sarebbe meglio dire, cosa potrete fare?
    In Saggio sulla lucidità nessuno urla. E' tra i libri migliori di Saramago e la resa della traduttrice, Rita Desti, è eccezionale. Come mai non ha venduto come avrebbe dovuto? I libri che ho su citato, invece, vendono molto: si leggono in spiaggia e si commentano con il vicino. Il libro di Saramago è una cronaca lucida e realistica sullo stato di salute della democrazia oggi in tutti i paesi occidentali. E', evidentemente, uno stato precario. Ha la forma di un romanzo, ma è un vero saggio politico.
      
    La storia si snoda nella capitale (anonima) di un Paese (anonimo) a regime democratico. E' tempo di elezioni nella città, ma accade qualcosa di strano: per due volte gli elettori si recano a votare (sebbene in uno dei due giorni ci sia una bella giornata di sole!... vi ricorda qualcosa?). Gli elettori non disertano le urne, ma vanno a votare. I risultari elettorari sono i seguenti: l’80 per cento di loro vota scheda bianca! Per due volte gli elettori della capitale lasciano le schede in bianco...
        Sono nel pieno di questo giallo politico: il governo è in crisi, avvia un'indagine scrupolosa, spie dappertutto per capire i motivi del risultato elettorale: rivoluzione? congiura anarchica? provocazione dei gruppi estremisti? 500 persone vengono trattenute illegalmente e interrogate, perché confessino chi hanno votato! Il governo accusa gli elettori delle schede bianche come ribelli, non si interroga sul reale motivo per cui la gente, scegliendo di votare scheda bianca, ha comunicato la sfiducia verso ogni schieramento politico: centro, destra o sinistra. La politica non si pone domande, non si ripiega su sé stessa a riflettere, ma cinicamente si arrocca al potere, arrivando stabilire che è illegale ciò che in uno stato democratico è assolutamente legale: la libertà del voto e la sua segretezza.
    Saramago delinea il profilo di una politica esercitata lontano dalle persone, chiusa nei palazzi di potere, e che ha scordato e dimenticato il fine per cui è nata: servire i cittadini.     
    Rosa.




permalink | inviato da artarie il 12/8/2007 alle 10:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
Letture estive... II
post pubblicato in Libri, il 6 agosto 2007

Be'... ho finito i tre libri del post di prima... 
    La sensazione che si ha leggendo Mario Giordano è quella del pettegolezzo. Scrive cose che testimonia, porta fonti, sondaggi... Insomma invita a credergli. Cita anche il libro concorrente Rizzo e Stella, (anche se dimentica di citare
Loporcaro da cui pure attinge...). Si legge in un giorno ed è pure troppo. La sensazione che si ha leggendo Rizzo-Stella è, nuovamente, quella del pettegolezzo, forse meno vendicativo di quello di Giordano, meno fine a sé stesso (non è errore di ortografia, cfr Serianni: uniformiamo il sé!), ma l'effetto è lo stesso. 
    Mi ero messa a leggere questi libri un po' per senso di colpa: riesco sempre a sapere poco di quest'Italia truffaldina e confusa e volevo cominciare a sparare anche io dati sulle ingiustizie che i politici, gli pseudo-intellettuali, i commercianti, gli editori, gli imprenditori compiono sulle spalle della gente. Ma mi sono ritrovata di fronte a un nauseabondo elenco di fatti sporchi, di persone che appaiono ciò che non sono e che si ripuliscono le coscienze nelle lavatrici degli ingenui. Ecco, volevo essere meno "ingenua" e meno ignorante su certi dati, forse più accorta. Ma dopo aver letto questi libri mi sento solo più disorientata e... più schifata. 
    E allora cari autori? Dopo che avete sputtanato quest'Italia che facciamo?
    Quanto a Gomorra di Saviano mi sono espressa favorevolmente già nel post precedente. Confermo. La lettura è piana, la scrittura è talora imperfetta, ma avvince. Una volta cominciato è impossibile smettere! Dovrò dedicarci un post più ampio.
    Sono passata ora a Ghisalberti, Filosofia medievale. Forse è meglio. Ho bisogno di filosofia come del sole e del mare per prepararmi ad affrontare l'inverno e, temo, che questo inverno italiano sarà molto, molto rigido.






permalink | inviato da artarie il 6/8/2007 alle 20:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
Letture estive...
post pubblicato in Libri, il 27 luglio 2007

 
Sto leggendo: 

   
Gomorra. Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra    La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili    Senti chi parla. Viaggio nell'Italia che predica bene e razzola male  

    Gomorra è strepitoso. Sono alle ultime pagine e non riesco a smettere di leggerlo. E' scritto bene e la parola ha il potere della verità. La Parola, altrove abusata bistrattata venduta buttata svalutata, è, in Gomorra, tagliente come i coltelli disegnati sulla copertina. Amo la scrittura concisa e puntuale. Ferma, come la mano che scrive di vero. Se poi ci ha fregato e Saviano è uno che sta dall'altra parte (il dubbio lo mette in conto lo stesso autore) rimane un abile scrittore.
    Ho cominciato il libro di Rizzo e  Stella: c'è davvero da farsi venire i capelli grigi... Verrebbe voglia di andarsene. Mi diverte lo stile ma non smuove le coscienze. Forse i due autori hanno troppa fiducia nel potere dell'ironia. Ahinoi, l'ironia è arte di pochi, tanto farla quanto capirla.
    E, infine, ho assaggiato uno dell'altro lato (dell'altro lato rispetto al mio, ovviamente): Mario Giordano. L'accusa più famosa del libro è quella a Beppe Grillo che predica bene e razzola male: la società della sua famiglia, la Gestimar, chiese lo stesso condono che fu concesso al Nano... E proprio lui che criticò la "barca" di D'Alema, aveva una barca più lussuosa del politico. Grillo l'ha rivenduto strategicamente. Vi chiederete che male c'è ad avere un yacht? Nessuno...  ma Grillo non venisse a fare i predicozzi da integerrimo osservatore della legge. Quindi, forse, a settembre il primo da mandare a quel paese è proprio il genovese (che fa pure rima). Non sopporto gli urlatori. Di Giordano apprezzo lo stile, ma non è diverso da quello di Rizzo e Stella. 

    Che strano trio mi sono scelta. Be'... è capitato. Come sempre: i libri capitano. Solitamente non corro dietro a quelli che vendono molto. Vabè... ora li finisco, ma è un trittico che offre uno spaccato molto dolente dell'Italia di oggi. E se anche solo la metà delle cose scritte in questi testi fosse vera, saremmo avvoltolati nello sterco più di quanto una normomente possa immaginare.
  




permalink | inviato da artarie il 27/7/2007 alle 20:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
Sta arrivaaaandoooooooo!
post pubblicato in Libri, il 15 maggio 2007
Tra un po' uscirà il suo ultimo romanzo...
State attenti, eh! Vabè...
tanto vi avviso appena esce.
Cappelli Gaetano, Storia controversa dell'inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo









permalink | inviato da il 15/5/2007 alle 12:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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