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artarie ... tempi francesi
Trasparenze
post pubblicato in Diario, il 23 febbraio 2009



Comiciare a costruire, mettere una pietra per alzare il proprio rifugio, per mettere un tetto al cuore. Ma si sgretola sempre tutto qui. Tutti i tentativi sono spazzati via dagli agenti atmosferici di turno: neve vento tempesta.

Sono un po' stanca... Sì, anche arrendevole sull'onda del tantosapevocheandavacosì - che poi tanto è andata proprio a finire così - o del tantononpotevaesserediversamente. Ma come cavolo hanno fatto certi uomini a cambiare il corso della Storia, se io non so nemmeno dare una dritta alla mia vituccia? E' che il Cavaliere dell'Unicorno non s'è fatto ancora vivo... e io vivo troppo nel mondo delle favole.

Sono in pausa (si fa per dire, sto lavorando come un ciuco!!!) a Potenza. Ma domenica ritornerò a Orléans. E forse è meglio.

Il desiderio di fuga è accentuato quando non si trovano le corrispondenze o le congruenze aspettate... bramate. Quelle che sembrano perfette congruenze vengono sempre lette come "interessanti e casuali" (par hasard). Cecità quella altrui o ipemetropia la mia? Forse tutt'e due, in ogni caso difetti di vista. Sono trasparente. Granello di sabbia invisibile.

La lontananza mitigherà le delusioni, trasformandole - da lontano - nei soliti miei tentativi, ancora incerti, di prendere il volo. E saprò anche guardarmi con tenerezza.

Veniamo alle cose très très très belle! Ho fatto un sacco di foto in Francia, ma non trovo un sistema veloce per scaricarle e per allegarle al blog. Ho poco tempo durante la giornata e la sera non ho ancora internet a casa. Ma provvederò! Promesso. 


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permalink | inviato da artarie il 23/2/2009 alle 18:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Diari dell'inquietudine
post pubblicato in Diario, il 14 dicembre 2008


Ma l'esclusione che mi sono imposto dagli scopi e dai movimenti della vita; la rottura che ho cercato del mio contatto con le cose mi hanno portato precisamente verso ciò che cercavo di evitare.

Io non volevo sentire la vita né toccare le cose, sapendo con l'esperienza del mio temperamento al contagio del mondo che la sensazione della vita era sempre dolorosa per me. Ma evitando quel contatto mi sono isolato, e nell'isolarmi ho esacerbato la mia sensibilità eccessiva. Se fosse possibile interrompere completamente il contatto con le cose, ciò gioverebbe alla mia sensibilità.

Ma quell'isolamento totale non può avvenire. Per quanto faccia poco, respiro, per quanto poco agisca mi muovo.

E così, riuscendo a esacerbare la mia sensibilità attraverso l'isolamento, sono riuscito a fare in modo che i più piccoli fatti, che prima non avrebbero avuto importanza per me, mi ferissero come catastrofi.

Ho sbagliato il metodo di fuga. Sono fuggito, attraverso uno scomodo stratagemma, verso lo stesso luogo dov'ero, con la fatica del viaggio che si è aggiunta al disgusto di vivere in quel luogo.

(Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine, Feltrinelli, p. 164)


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permalink | inviato da artarie il 14/12/2008 alle 20:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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