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artarie ... tempi francesi
Chi si accontenta non gode, ma trompe l'oeil
post pubblicato in Diario, il 28 febbraio 2009


Questa settimana ho avuto circa 200 studenti agli esami. Sono desolata e sempre più sconfortata per come vanno le cose. All'Università nelle sedi di Napoli, Potenza, Matera (il luogo non fa lo studente bravo, però sicuramente facilita lo studente bravo perché ci sono posti che offrono servizi e strumenti - Napoli -, altri no - Potenza e Matera) ho sentito sciocchezze su sciocchezze, come la pioggia che cade "fina fina" a secchi e che bagna pure le ossa.

Un esempio: a domanda "Cerca l'errore tra"
- un'amica
- qual'è
- d'altronde
- senz'altro

la gran parte ha risposto "un'amica". Solo un paio di persone ci ha visto giusto e ha risposto "qual'è". Speriamo non per sola fortuna. Venti anni di scuola persi... Tra questi vi sono persone che corrono il rischio di andare a insegnare a scuola. Sono terrorizzata all'idea della classe insegnante che sta venendo fuori e che si sta sfornando anche da Unibas.     
 
Purtroppo l'Università vive un momento difficilissimo ed è vincolata ai numeri (quanti studenti si laureano e quanti si iscrivono), sulla base dei quali vengono erogati fondi. Date queste premesse, però, non è possibile che si facciano passare persone che non sanno produrre un testo, che non hanno idea di cosa sia un periodo ipotetico, che parlano solo all'indicativo e che non hanno capacità di argomentazione...

I docenti sono sfiancati da persone che continuano a venire agli esami senza esser preparate. Alla fine può succedere che, dopo 6 volte che uno va a rifare l'esame, il docente lo dia. Ma per stanchezza, per sfinimento, per disgusto, perché è chiaro che chi ripete 6 volte un esame ha seri problemi. 

Ciò che ritengo più grave è che si laureino persone che non dovrebbero, che alla fine faranno concorsi con i più bravi (e magari  - per fortuna o altri mezzi che lascio alla vostra immaginazione - li passeranno pure), che avranno il "pezzo di carta" e che per questo si sentiranno autorizzate a "chiedere un posto". E' scandaloso. Non pensiamo a quello che può succedere quando, laureatasi, questa gente finisce a insegnare a scuola. Non ci pensiamo, perché fa veramente paura, la pelle si raccappona e si ha un forte senso di vertigine. Ma pensiamo anche a quei casi in cui queste persone vogliano fare altro (così spesso sento dire: "voglio fare altro"). Per esempio vogliono fare le guide d'arte.

Be', voi direte, non è necessario saper scrivere per parlare. Allora vi dico quanto m'è successo.


Stressata dai fatti suddescritti, per rilassarmi sono andata, con la mia amica Lina, alla mostra potentina sul Realismo che, ammetto, ha dei bei pezzi. Ho avuto molto piacere nel vederli. La nota stonata è stata la guida, non so se più ingenua o più ignorante (a volte le due cose si mescolano).
 
E' stata capace di descrivere la scultura di un "soldato" di fine 800 in questi termini: "a fine Ottocento i contadini per arrotondare facevano i soldati". Scusi... ma qui è il soldato che sta seminando non il contadino, significherà pure qualcosa... Addio Storia d'Italia, addio Crispi, addio nazionalismo e tutto il male che hai prodotto. Addio Storia non potrai mai essere maestra di vita, se pezzi d'arte vengono letti come figurine di bronzo per giocarci la sera davanti al camino o da mettere nel presepe a Natale.

Interessante è stata anche la descrizione di una madonna sotto una campana di vetro, che, oggettivamente però, non poteva essere una madonna per motivi iconografici. Ho azzardato su quale potesse essere la santa... ma dopo l'imbarazzo di sentirmi maestrina (la guida era lei!) ho taciuto e ho ascoltato senza dire più niente. 

L'elenco dello sciocchezzario è alto, a partire dalla sufficienza con cui venivano descritte le opere. Fornisco un elenco veloce in alcuni commenti (parole della guida, quindi gli indicativi sono suoi):
 
- "qua non si capisce bene che cosa l'artista voleva dire"
- "qua si vede un uomo brutto con il naso lungo, a me non piace"
- "queste michette di pane [riferendosi a un'opera ndR]... la gente dice: possibile che questo quadro costa due milioni di euro? Ma lo so fare pure io...".

L'ultima chicca è stata sulla pronuncia di trompe-l'oeil. Letteralmente significa "ingannare l'occhio", lo trovate su wikipedia.

La guida ci dice (cerco di riprodurne la pronuncia): "questa è la tecnica del TROMP-LEL".  Come scusi? "TROMP-LEL..." esterrefatta guardo Lina, che il francese lo conosce bene,  e suggerisce educatamente "Ah... forse trompe-l'oeil". La guida insiste "No, TROMP-LEL" e allora le chiedo di farmi vedere come si scrive così da poter cercare la tecnica e capirla meglio (giuro ... senza altri fini se non quelli di imparare). Il risultato della scrittura è stato TROMP-LEL.

Tromp-lel non esiste in nessuna lingua. Esiste trompe-l'oeil ed è una tecnica artistica presente già nelle opere greco-latine. Ma la guida, quando sente parole nuove, non ha la curiosità di sapere come sono scritte, soprattutto se straniere? O forse pensa che tromplel sia una parola italiana? E com'è possibile che una guida d'arte non sappia scrivere trompe-l'oeil? Non ha mai letto un libro d'arte?

Va be'... direte voi cose da niente.

Non sono cose da niente. Significa non essere capaci di leggere i testi: né testi scritti, né testi iconografici. Significa non saper contestualizzare fatti ed eventi. Non ho chiesto in cosa fosse laureata la guida, né dove. Ma per diventare guide, il comune di Potenza farà qualche selezione? Di solito nelle selezioni si prendono i migliori.

Forse questa persona era il meglio trovato sulla piazza, ma perché allora non l'hanno interrogata prima di mandarla barbaramente a descrivere i quadri? E' una barbarie assistere a una descrizione come quella improvvisata dalla signorina.

Perché la curatrice della mostra non cura anche le sue guide oltre che la disposizione dei quadri? Una parola sbagliata può deturpare la bellezza: una galleria è un luogo di bellezza e le parole devono essere serie, pesate, misurate... e soprattutto corrette. E, durante la visita guidata, di parole sbagliate-inappropriate-ingenue ce ne sono state troppe.

Siccome sono gli ultimi giorni della mostra, significa che altre persone hanno sentito quelle barbarie, proferite, tuttavia, da una bocca dolce e da un corpo delizioso. Non sarà che le guide vengono scelte come suppellettili per far da cornice ai quadri?  E allora le facciano tacere, le orecchie che non avranno offeso gliene saranno grate per sempre.

In tutto questo ho dovuto sborsare tre euro (nell'occasione le ha sborsate Lina per me! Merci!). Non chiederò il rimborso, ma mi rimane l'amarezza di vedere dilagare sempre più l'ignoranza nei luoghi preparati per accogliere la Cultura.

Amaramente.

Questioni di segretezza...
post pubblicato in Le mie ricerche, il 24 febbraio 2009

Esami di oggi - Storia della lingua italiana.

Domanda mia: "Cosa si intende per semicolto?"
Studente: I semicolti erano le spie dell'italiano popolare.


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permalink | inviato da artarie il 24/2/2009 alle 23:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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