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Straniera

 
La mia unica finestra dà su una corte bianca e stretta. Ciò mi obbliga a tenere sempre la tenda, perché altrimenti mi sembrerebbe di stare dentro la casa dei vicini. Alcuni vicini hanno le tende nere e devo dire che mi fanno un po' impressione. Le mie sono bianche, così come bianchi sono i muri e il legno della finestra.

Stamattina, al risveglio, ho avuto una strana sensazione: una striscia di finestra, sfuggita alla tenda, lasciava entrare la luce bianca che - con il chiarore mattutino - mi ha spostata in un mattino d'inverno, con la neve, in Italia, in Lucania. Un attimo di disorientamento e mi sono ricordata delle nevicate lucane e dei giorni passati dietro i vetri a vedere come fioccava. Solo un lampo di luce,  ma caldo e intenso come i quei giorni, in cui amavo leggere Dostoevskij.

"J'ai été assaili des souvenirs d'une vie qui ne m'appartenait plus, mais où j'avais trouvé les plus pauvres et les plus tenaces de mes joies", per il protagonista de L'étranger sono gli odori dell'estate, i quartieri che amava, un certo cielo la sera.

"Tout ce que je faisais d'inutile en ce lieu m'est alors remonté à la gorge" (p. 159).

Tutto ciò era inutile allora, ma oggi ha la sua vitale importanza. Avrei dovuto avere il coraggio di fare più cose inutili: passare il tempo ancora a sfogliare le pagine di un qualsiasi scrittore al ritmo danzante dei fiocchi di neve. Attimi eterni, di una quiete creativa.

Pubblicato il 22/11/2009 alle 23.30 nella rubrica Diario.

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