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Amore salvaci tu


A noi che prendiamo i sentimenti e ne facciamo personaggi di una grande commedia.
A noi che chiamiamo amore due ciabatte a cui ci siamo affezionati troppo per vederle andar via con il proprietario.
A noi che lasciamo qualcuno dicendogli alla fine "ti amo tanto" o peggio "tu meriti altro".
A noi che poi soffriamo per aver lasciato la persona a cui avevamo detto "ti amo", pur essendo coscienti di non averla amata affatto, ma era troppo dolce proferire quella frase per rinunciare.
A noi che gridiamo a chi ci ha lasciati quanto l'abbiamo amato, solo per farlo sentire un po' in colpa, e siamo coscienti che non era amore nemmeno da parte nostra, ma era troppo bello rinunciare anche a quest'illusione. 
A noi che ci riscaldiamo nei corpi estranei, che poi diventano familiari e crediamo, per abitudine, che siano amore.
A noi che non crediamo all'amore quando lo troviamo davanti, perché è troppo bello per essere vero, e allora gli diamo un calcio in culo, come si fa con i sogni irraggiungibili.
A noi che continuiamo con questi esperimenti sentimentali, con questi incontri inutili, giuramenti fasulli, e con gli errori pericolosi per imparare, forse e magari, come ama davvero un uomo.
A noi che inciampiamo in ripetute commedie, nelle quali il tempo si dilata, si perde, si annulla, non vale niente, solo per dimostrare di nuovo (e sempre e solo a noi stessi) che ci siamo sbagliati ancora (ancora!).
A noi, poveri, miseri, attorucoli da quattro monetine, gente che sparge e svende seme e sentimenti alla rinfusa, confondendo ancora di più il mondo, tocca l'unica sola, possibile, vera, disperata preghiera: Amore, vieni e salvaci.

Pubblicato il 16/1/2010 alle 13.49 nella rubrica Diario.

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