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RĂªves et buts


Chi ha uno scopo sa dove guardare. Mantiene la strada e dimentica il resto. Ho mantenuto uno scopo per un certo tempo, per diversi anni, finché a forza di guardare nella stessa direzione, mi si sono storti gli occhi. 

Dunque ora non ho uno scopo nella vita, se non quello di viverla, se può definirsi uno scopo. Avrei dei sogni, certo, ma la lezione dell'esperienza insegna che se non si associano i sogni agli scopi, il sogno rimane tale, e chi sogna rimane nella polvere come l'uomo che guarda passare i treni. Sto perdendo dei treni perché non so quale scegliere. Altri non sono passati per la mia stazione, e lo avrei voluto, ma mi consola il fatto che non sia dipeso da me. Questione di tempistica. Un po' di confusione in testa ne viene per quei treni che avrei facilmente preso con uno sforzo in più. Cosa da poco, serviva solo crederci. Mi sono fermata al primo gradino.

Per una strana ragione, tendo a montare sui treni più strambi, quelli senza aria condizionata e di ultimissima classe. Quelli che vanno in città passando per la campagna. Ci impiegano una vita, hanno i finestrini rotti o che non si chiudono bene. Le tendine le ha rubate qualcuno, così sole vento e colori del grano ed erba entrano nel mio vagone naïf.

In queste scelte il prezzo da pagare è alto, veramente molto alto: si perde tempo e non si sa dove si arriva. Per essere felici, forse bisognerebbe semplicemente riquadrare la vita, incasellarla in categorie ordinate, vivere di un pensiero ordinato e puntuale. Ma continuo ad afferrare farfalle così come capitano. Sicuramente ho un mondo colorato, ma poco pratico. E' vero, però, c'è un vantaggio: si vive di intuizioni spesso fruttuose, ma che non sono incanalate e, come l'acqua potabile che s'infiltra nelle falde, si perdono.

 

Pubblicato il 25/1/2010 alle 14.16 nella rubrica Diario.

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